24.09.2017 – 25^ del Tempo Ordinario: VEDERE COME VEDE DIO! (Mt 20, 1- 16)

24.09.2017 – 25^ del Tempo Ordinario: VEDERE COME VEDE DIO! (Mt 20, 1- 16)

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

Premessa:

Ogni volta che capita questa parabola è facile pensare alla chiamata di Dio con le caratteristiche inconfondibili:

A tutte le ore;

A persone in attesa o anche abituate più al disimpegno che ad darsi da fare per trovare lavoro;

Al di là del tempo di lavoro contrattuale.

Si tratta di lavoro nella sua vigna dove si applica un metodo inusuale dove ognuno vale per quello che è e non per quello che fa, dove la persona viene prima del lavoro.

La lezione di metodo:

La base è la misericordia che è una qualità di Dio e non una reazione al peccato; essa infatti funziona senza interruzione: verso tutti e tutto, in ogni tempo.

Viene descritta attraverso una parabola che è anch’essa un atto di misericordia e insieme il livello più alto della comunicazione da parte di Dio per il fatto che interpreta noi e non viceversa. Attraverso la parabola noi possiamo credere e crescere; è un piegarsi sul terreno dei nostri comportamenti.

Per comprendere qui la misericordia, andiamo alla conclusione dove c’è un dibattito sulla paga che si riceve con certe ovvie pretese. Il padrone agisce alla maniera sua e di fronte all’accusa di non agire bene, afferma:

Amico io non ti faccio torto. Si vede la tranquillità e libertà di Dio che si manifesta come Amore.

Oppure il tuo occhio è cattivo.  Ora un occhio del genere, impedisce di vedere bene, cioè come vede Dio!

Risuonano alle nostre orecchie le parole di Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,8-9)

Va notato come nella parabola è ritenuto più importante il rapporto intessuto con il padrone che le ore di lavoro. Non c’è di sicuro da discutere sulla differenza tra undici ore un’ora sola di lavoro!

Ma questo calcolo umanamente legittimo viene qui abbinato al merito; come se la paga debba dipendere dal merito che si tira pur sempre dietro un modo di pensare a se stessi e anche con autoreferenzialità. Come dire: io sono più onesto e non sfaticato, come chi sta lì a bighellonare fino alle cinque della sera e poi va a lavorare. Pensiamo anche ai servizi dentro la chiesa se dovessero andare per merito!

Il divario tra il modo di pensare nostro e quello di Dio, sta tutto tra il vedere il semplice merito e non vedere l’effettivo bisogno.

Dio non fa calcoli matematici ma ama con cuore di Padre che conosce ciò di cui uno ha bisogno ancor prima che gliene parli.

È bello allora imparare il metodo di Dio che ci fa partire dal fatto che prima di essere impiegati, professionisti, operai o altro siamo dei fratelli e come tali dobbiamo trattarci. Per cui tutte le disparità che esistano, per quanto possano sembrarci giustificabili, in realtà non corrispondono a verità dal momento che nessuno può dire “questo è mio” quando l’altro ha bisogno.